venerdì 15 dicembre 2023

giovedì 14 dicembre 2023

Pubblicata la nota MIM sulle iscrizioni alle scuole dell'infanzia e alle scuole di ogni ordine e grado per l'anno scolastico 2024/2025

Nella nota circolare del Ministero dell'Istruzione e del Merito n. 40055 del 12 dicembre 2023, che regolamenta le iscrizioni per l'a.s. 24/25, per quanto riguarda l'Istruzione Parentale che si inizia dal primo anno dell'istruzione primaria (6 anni d'età) si legge al punto"4.2 - Iscrizioni alla prima classe della scuola primaria" :

"Al fine di garantire l’assolvimento dell’obbligo di istruzione, i genitori e gli esercenti la responsabilità genitoriale che intendano avvalersi dell’istruzione parentale effettuano una comunicazione preventiva direttamente al dirigente scolastico della scuola primaria del territorio di residenza, dichiarando di possedere la capacità tecnica o economica per provvedere all’istruzione dell’alunno. La comunicazione viene presentata in modalità cartacea entro il 10 febbraio 2024 e alla stessa è allegato il progetto didattico-educativo di massima (qui quello della Scuola NORDIO) che si intende seguire in corso d’anno, in coerenza con l’articolo 3, comma 1, del decreto ministeriale 8 febbraio 2021, n. 5 riguardante la disciplina degli esami di idoneità e integrativi. Sulla base di tale dichiarazione, il dirigente dell’istituzione scolastica prende atto che l’assolvimento dell’obbligo di istruzione è effettuato mediante l’istruzione parentale e comunica ai genitori e agli esercenti la responsabilità genitoriale che, annualmente, se intendono continuare ad avvalersi dell’istruzione parentale, devono effettuare la citata comunicazione preventiva entro il termine delle iscrizioni on line, presentando contestualmente il progetto didattico-educativo di massima che si intende seguire nell’anno di riferimento.

Si ricorda che l’alunno in istruzione parentale deve sostenere il prescritto esame annuale di idoneità entro il 30 giugno, ai sensi dell’articolo 23 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 62 e dell’articolo 3, comma 3, del decreto ministeriale 8 febbraio 2021, n. 5. Le domande di iscrizione all’esame di idoneità devono pervenire alle istituzioni scolastiche prescelte per l’effettuazione dell’esame entro il 30 aprile dell’anno di riferimento secondo quanto previsto dall’articolo 3, comma 1, del richiamato decreto ministeriale 8 febbraio 2021, n. 5.

Collegamento alla Nota Circolare MIM n. 40055 del 12-12-23

lunedì 27 novembre 2023

La "cura" scolastica è la comprensione efficace del disabile a scuola

Il primo trauma che affrontano solitamente le famiglie con bambini disabili, soprattutto quelle che hanno diagnosi di autismo per i loro figli, è il grave distacco relazionale con la loro creatura. Quel bambino amato, desiderato, pensato e voluto che non riesce a comunicare con noi come vorremmo, che pensa e si comporta come non ci aspetteremmo mai, che vive separatamente da noi quando ancora è troppo piccolo. Questi sono i primi segnali che mandano in tilt una famiglia. Si cade letteralmente nel baratro, concentrandosi sulla colpa, sui motivi della disgrazia, sulle possibilità dell’errore, e la solitudine avviluppa sempre di più. Incomprensioni familiari, parentali, amicali. Poi qualcuno va via, spesso il padre che è l’elemento più debole della coppia. E poi?
I rimorsi, le speranze, le attese, ...ma questa è la vita e chi rimane vivo deve combattere.
Nel caso della nostra famiglia, invece, la condizione di disabilità di nostro figlio Luca ha rinforzato il nostro legame per affrontare la nuova sfida.
La fase dello stravolgimento e di un eventuale riassetto familiare avvengono solitamente poco prima dell’ingresso alla scuola dell’infanzia, poiché l’esordio del disturbo avviene intorno a quell’età.

I genitori dunque che si affacciano al primo segmento scolastico, sono già “in guerra” contro l’autismo del proprio figlio e contro tutti coloro che fraintendono la cura per iperprotezione o pretendono ascolto volendo rimanere ignoranti.
La resistenza alle avversità ed ai cambiamenti in genere, costituiscono la palestra quotidiana per le famiglie con autismo, e quivi si allenano per combattere la battaglia più cruenta: la vita.
Il modo più efficace per combattere è l’informazione, lo studio, l’applicazione, l’osservazione. Molti tra questi genitori diventano veri e propri esperti dell’autismo del proprio figliuolo, con una conoscenza degli atteggiamenti, dei comportamenti, del linguaggio del proprio figlio assolutamente profonda e precisa.
E' essenziale dunque potenziare la famiglia, come indicato per altro dalla 1^Raccomandazione dell'ISS (Istituto Superiore di Sanità) nelle sue Linee Guida n. 21 sull'autismo, per entrare in contatto ed operare correttamente con il proprio figlio.
Potenziarsi significa dunque, non solo studiare la generalità dei casi in letteratura e le caratteristiche generali della sindrome, ma applicare tutto ciò alla peculiarità della propria famiglia.

giovedì 16 novembre 2023

La caduta della scuola italiana descritta dall'avv. Elisabetta Frezza

 La caduta della civiltà è senz'altro causata dall'abdicazione della scuola al suo compito.

Una fotografia chiara e "ad altissima definizione" della scuola italiana di oggi si può vedere n questi due interventi dell'avv. Elisabetta Frezza. La scuola Italiana di oggi responsabile della caduta della civiltà cattolica italiana.

venerdì 10 novembre 2023

La scuola efficace non può essere democratica ed al centro deve riposizionare il Maestro.

Le pedagogie diffuse dal dopoguerra si ponevano l'obiettivo di migliorare la vita sociale delle future generazioni generalizzando l'idea malsana di rendere assolutamente "democratico" tutto, persino la scuola. Il promesso miglioramento culturale e l'avanzamento delle relazioni sociali in Italia però, non solo non sono stati prodotti ma, dopo 50 anni, sono evidenti invece un degrado generale culturale e sociale persistenti. La miriade di "progetti" di miglioramento delle "soft skills" (comportamenti sociali attesi) in tutti gli ambiti sociali, certificano il fallimento delle pedagogie sociali di stampo democratico del dopoguerra.
E' ormai evidente che la forzatura democratica di alcune istituzioni, come la scuola appunto, getti la società nel caos. La pedagogia nata nel dopoguerra su questi presupposti, ed oggi largamente impiegata, ha fallito. Tuttavia non vi è stato, da parte sua, ancora alcun ravvedimento, ne un manifesto j'accuse della classe docente. Come mai? Siamo certi che gli insegnanti ne siano consapevoli, oppure vivono in una bolla che li mantiene apparentemente a galla senza particolare fatica? Hanno coscienza del ruolo e della funzione primaria che ricoprono? Ho già scritto QUI sul fatto che nessuno ancora abbia il coraggio di parlarne.

venerdì 3 novembre 2023

Famiglia e scuola: separate nell'educazione del bambino

Molti genitori si lamentano della scuola per i più svariati motivi, ma rimangono inascoltati.
Secondo l'analisi critica dei pedagogisti italiani, sembra che vada tutto benissimo. Com’è possibile questa discrasia?
Ancora. Si parla di fabbricati inadeguati, scarsità di organico e mezzi..., ma è davvero questo il motivo per cui la scuola pubblica non funziona?
Così come è incomprensibile il silenzio dei pedagogisti, altrettanto lo è la mancanza di analisi critica, da parte loro, sulle didattiche impiegate nella scuola pubblica italiana. Essi sembrano invece più propensi a giustificare il triste periodo che sta vivendo la scuola, con congiunture economiche, sociali, strutturali più o meno felici.
Quel che osservo è che troppo spesso lo slogan della “libertà educativa” ha assunto il significato più concreto di “non mettiamo in discussione l’educazione corrente”.
La storia della pedagogia ci ha offerto numerosi maestri di diversa ispirazione, eppure certe scuole di pensiero sono state totalmente abbandonate prediligendone esclusivamente altre. Questo è stato un grave errore che ha fatto la scuola italiana che si è volontariamente privata e depauperata di un inestimabile tesoro didattico, pedagogico, educativo.
Inoltre mi chiedo quale sia oggi il rapporto tra le due principali agenzie educative: nell’ordine la famiglia e la scuola.
La spiegazione della disarmonia tra queste due istituzioni ritengo sia da individuarsi nel voluto e ricercato scollamento tra le due.
Se negli anni 50 famiglia e scuola concordavano sui valori educativi e morali da insegnare ai fanciulli pur rimanendo ognuna nel proprio ruolo, oggi assistiamo a sistemi “educativi” dissonanti: da una parte la scuola attenta alla burocrazia, ai progetti, alle nuove didattiche, alle nuove politiche, alla conservazione di uno standard qualitativamente sempre più scadente, dall’altra la famiglia che cerca nella scuola un parcheggio, gratuito o a pagamento che sia, purché custodito e senza grattacapi. Laddove le domande dell’una non incontrano le risposte attese dell’altra, assistiamo ad un corto circuito della macchina, cioè del bambino. E allora ecco emergere un’inflazione sempre più considerevole di “certificazioni” di disturbi dell’apprendimento, disturbi dell’attenzione e così via.
Ed è qui che entra in scena una nuova figura nella scuola, quella dello psicologo, che invece di rilevare le discrepanze tra i due sistemi educativi, ravvisa invece diagnosi sempre più raffinate, obbligando bambini ed insegnanti a seguire la strada del PDP.

Fonte:

sabato 28 ottobre 2023

Qualcuno ha forse da muovere qualche critica al sistema scolastico pubblico?

La domanda è retorica perché c’è molto da criticare, eppure nessuno lo fa apertamente.

Poniamoci questa domanda: “Perché molte persone criticano istituzioni come la giustizia, la sanità, la politica, la finanza, l’economia,...ma nessuno critica la scuola?

Eppure chi ne fruisce non ne è pienamente soddisfatto… E allora?”



Dobbiamo distinguere tre piani di analisi:
  1. la lamentela (il pian terreno, dove si trovano i fruitori del servizio scolastico)
  2. la critica (il primo piano, dove si trovano pedagogisti, educatori, insegnanti, coloro cioè che offrono il servizio scolastico e che possono trasformare le lamentele in critiche)
  3. la soluzione (il secondo piano, dove si trovano i legislatori, coloro che regolano e possono modificare il servizio scolastico sulla base delle critiche)
Oggi noi siamo fermi al pian terreno, l’ascensore è bloccato.
La domanda è: “Perché l’ascensore è bloccato, e soprattutto perché non si chiama il tecnico per ripristinarlo?”
Fuor di metafora, perché siamo fermi alle generiche lamentele, e perché nessuno interviene?
Perché nessuno raccoglie i “malumori” delle famiglie e fa una critica scientifica e pedagogica sulla “scuola oggi”?
C’è paura, c’è vergogna, c’è impreparazione, c’è sottomissione?
Eppure il disincanto, per alcuni insegnanti e pedagogisti è finito da tempo, e allora cosa li mantiene in quest’aurea posizione di silenzio?

Fonte:
(BENEDETTA SCUOLA - Pedagogie, libri, disciplina, genitori, docenti, bambini, regole e inclusione scolastica. La mia scuola. Analisi critica della povertà dell’offerta formativa pubblica e indicazioni al suo contrasto - di Maria Chiara Nordio)

giovedì 26 ottobre 2023

La scuola sinistra del "bambino al centro" genera una società di iperprotetti, narcisi e prepotenti

L'origine del degrado culturale e sociale che tutti oggi osserviamo, soprattutto fra i giovani, ha una radice nella pedagogia teorica di sinistra.
Qualcuno si è mai chiesto come le pedagogie scolastiche condizionino i modelli educativi? Io sì.
Vengo al punto. Come ho scritto nel mio libro BENEDETTA SCUOLA, a mio avviso le cause vanno ricercate nella pedagogia contemporanea del secolo scorso che ha per slogan "Il bambino al centro".
Ebbene, i pedagogisti, che dal dopo guerra hanno raccolto la già nefasta eredità di Maria Montessori, come Loris Malaguzzi inventore del modello di Reggio Children ed ancor peggio Don Milani, ci hanno condotti nel "cul de sac" di un unico approccio pedagogico, quello che viene identificato dagli insegnanti appunto con il sintetico slogan del "bambino al centro".
Diversamente da quanto tutti ritengono, e cioè che il maestro sia concentrato sull'istruzione e sull'educazione del fanciullo secondo un alto ideale esterno a cui riferirsi, questo approccio si sviluppa al contrario, cioè assecondando i desiderata, i limiti e le incapacità dell'alunno. In altre parole si potenzia colpevolmente l'egocentrismo infantile anziché tendere ad un suo sviluppo che lo proietti verso la maturità. Sviluppando l'aspirazione ad essere considerati per la propria individuale ignoranza infantile, anziché maturare seguendo modelli alti e positivi, la pedagogia dell'attivismo del '900, attraverso la sua diffusione in Italia con Maria Montessori, trova la sua massima espressione nello slogan di Loris Malaguzzi "Il cento c'è". Qui si teorizza che il bambino contenga tutta la conoscenza in potenza pertanto non debba essere istruito, ed il maestro non debba educarlo (educere= portare fuori dall'ignoranza). Quest'ultimo quindi ricoprirebbe solamente il ruolo del "facilitatore" che, aristotelicamente parlando, attuerebbe questo bagaglio di competenze potenziali. Riconoscendosi quindi il fanciullo come primo fattore della propria educazione, l'allievo non è più destinatario dell'istruzione da parte di un soggetto esterno e migliore cui tendere e riferirsi. Da qui, una scuola che da anni tronfiamente dichiara che "L'alunno si auto istruisce e si auto valuta".
Questo fenomeno pedagogico è ulteriormente degradato da quella che io chiamo "scuola difensiva", per definire quel fenomeno secondo cui l'insegnante accidioso omette, volontariamente ed attentamente, la correzione precisa delle verifiche cui sottopone gli allievi, allo scopo di assegnare loro un voto alto. In tal modo incontra benevolmente la simpatia dei "genitori spazzaneve" a loro volta già cresciuti, nella scuola degli anni '90, "al centro" dei propri egoismi ed ambizioni. E' un cane che si morde la coda.
Tutto ciò ha, senza dubbio, numerose ripercussioni sugli stadi evolutivi successivi dell'alunno in ambito cognitivo, comportamentale, linguistico, fisico, culturale e sociale.